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Antonio de Viti de Marco
(a cura prof.ssa Mariella ROSSI) |
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Vari sono i motivi che hanno determinato l'intitolazione dell'Istituto Tecnico
Commerciale Statale di Triggiano e Valenzano ad Antonio de Viti de Marco; essi possono essere così sintetizzati:
1 ) Il carattere teorico dell'economia finanziaria Antonio de Viti de Marco nacque a Casamasselle, frazione di Uggiano la Chiesa, provincia di Lecce, il 30 settembre 1858, laureato in Giurisprudenza all'Università di Roma nel 1881, incaricato e poi professore straordinario ed ordinario nelle università di Camerino, Macerata e Pavia, nel 1887 fu chiamato alla cattedra di Scienza delle Finanze dell'Università di Roma dove insegnò per oltre quarant'anni. Secondo Luigi Einaudi non fu soltanto un insigne professore ma, tra il 1895 ed il 1900 dette contributi così alti alla teoria pura economica, da far passare il pensiero economico italiano da una posizione di anonimato ad una di avanguardia. Il merito scientifico più importante è stato quello di aver dato dignità di scienza (oggetto e metodo d'indagine) alla Scienza delle Finanze che non era considerata una disciplina scientifica, tanto da meritare il disprezzo di Vilfredo Pareto, che la definiva una mera precettistica: in altri termini, l'arte di spennare il pollo (il contribuente) senza farlo strillare. Nei "Principi di Economia Finanziaria", de Viti de Marco delinea il concetto di Stato come un produttore che trasforma la ricchezza privata, prelevata dai contribuenti, in servizi pubblici. Tradotto in tedesco ed in inglese e, per molti anni adottato nelle università anglosassoni, il testo devitiano è ancor oggi ritenuto un punto di riferimento per tutti gli studiosi di economia pubblica: significativo, d'altronde, è che J. Buchanan, primo Premio Nobel per la Scienza delle Finanze, lo citi con grande rispetto. Dunque, è valida anche per i nostri giorni l'affermazione di Luigi Einaudi , secondo cui chi vuole affrontare un problema complesso di finanza pubblica, deve anzitutto verificare cosa ne pensa de Viti de Marco. 2 ) Il dibattito sull’unificazione economica italianaAl dibattito che, dopo il 1870,animò la scienza economica italiana sul modo di costruire l’unità economica del paese, de Viti de Marco partecipò con grande impegno sollevando la necessità di tener conto degli squilibri regionali al fine di realizzare una reale unità economica. Egli si battè contro il protezionismo del piemontese Giolitti che danneggiava gravemente l’economia agricola delle regioni meridionali, impedendone il collocamento dei prodotti agricoli nei tradizionali mercati francesi e tedeschi. Non si trattò di una miope rivendicazione, ma di una scelta precisa orientata alla saldatura del Mezzogiorno all’Europa, di cui de Viti de Marco fu uno strenuo sostenitore arrivando a ipotizzare la creazione degli Stati Uniti d’Europa. 3 ) Le origini finanziarie della democrazia e della dittatura.
La storia politica del XIX secolo apparve a de Viti de Marco come il
passaggio dal tipo del governo di un gruppo
privilegiato al tipo di governo di tutti. La storia finanziaria
era il riflesso, nel campo delle imposte, delle tasse, delle entrate
demaniali, del debito pubblico, di siffatta trasformazione. L’impresa
- governo può essere organizzata o sulla base di criteri assolutistici
o democratici; nello stato
democratico ci si trova di fronte ad un’organizzazione di tipo
cooperativo perché tutti i cittadini sono consumatori e produttori di
servizi pubblici. Egli assunse un posizione fortemente critica contro
Giolitti e Crispi e nel 1901 si presentò come
candidato nel collegio di Gallipoli: nella campagna
elettorale fu sostenuto da un altro
illustre economista, Maffeo Panrtaleoni, deputato radicale del collegio di Macerata. |
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| 1858 | Antonio De Viti de Marco a Lecce il 30 settembre da Raffaele, marchese, avvocato e proprietario terriero e da Lucia Troysi, di origine napoletana. |
| 1877 | Si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza della Università di Roma, dove stringe amicizia con Maffeo Pantaleoni, anch'egli studente. |
| 1881 | Consegue la laurea e, contrariamente al parere del padre, inizia a tenere seminari presso l'Università di Napoli. |
| 1890 | Con Maffeo Pantaleoni e Ugo Mazzola acquista il "Giornale degli economisti" e ne diventa direttore. |
| 1901 | Nel collegio di Gallipoli (Lecce) è eletto deputato al Parlamento dove rimane fino al 1921. Aderisce al gruppo parlamentare radicale ed è fra i maggiori oppositori della politica protezionistica. |
| 1904 | Partecipa alla fondazione della Lega Antiprotezionista. |
| 1912 | Inizia la collaborazione con "Unità" di Gaetano Salvemini, della cui direzione farà parte dal 1916 al 1918. |
| 1931 | Chiede il collocamento a riposo per non prestare giuramento di fedeltà al regime imposto dal fascismo. |
| 1943 | Muore a Roma il 1° Dicembre. |
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Antonio De Viti de Marco è particolarmente noto anche per le sue opere sullo studio della "Scienza delle Finanze". Al contrario, non ebbe altrettanto successo con "La funzione della Banca". Inoltre alcune sue opere sono state riviste e aggiornate da altri noti economisti. |
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